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Morti bianche: 29 decessi in aprile secondo i dati dell'Osservatorio Vega engineering

Positivo il calo del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2011


Pubblicato sul Canale sicurezza il 22 maggio 2012

L’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega engineering diffonde i dati relativi al bilancio delle morti bianche nel mese di aprile. Sono 29 le vittime registrate, che portano a 137 i decessi censiti nei primi quattro mesi del 2012, con la media di un infortunio tragico per ogni giorno della settimana dal lunedì alla domenica. L’unico dato positivo è che rispetto allo stesso periodo del 2011 è stata rilevata una flessione della mortalità pari al 13,3 per cento, ma questi cali non cancellano l’emergenza né i lutti che rimangono appunto parte della quotidianità del nostro Paese.

Soprattutto in Lombardia, da gennaio ad aprile, sono state registrate 23 morti bianche, seguita dalla Toscana, con 20, dall’Emilia Romagna, con 15, seguite da Piemonte (10), Veneto (9), Campania (8), Sicilia e Lazio (7).

La Basilicata detiene un record significativamente negativo nella mappatura di Vega engineering, in quanto primeggia nella graduatoria delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa. Per la Lucania, infatti, l’indice è pari 16,2 contro una media nazionale pari a 6. Sul podio stanno anche la Toscana (12,9), l’Abruzzo (10,1); quarto il Molise (9,2), quinto il Trentino Alto Adige (8,5), sesta l’Umbria (8,2). Sopra la media nazionale anche i valori di Friuli Venezia Giulia (7,9), Emilia Romagna (7,7), Marche (7,6) e Liguria (6,3).

In regioni come Veneto, Lombardia e Lazio, che pure numericamente sono in cima alla classifica nazionale delle morti sul lavoro, si sono registrati indici inferiori a 6.

Per macroaree, invece, è il Centro della Penisola a contare il maggior numero di decessi con 56morti, seguito dal Nordovest (37), dal Sud (18), dal Nordest (17) e dalle Isole (9). Rispetto alla popolazione lavorativa, però, lo scenario delle posizioni cambia, anche se la maglia nera per indice di incidenza spetta sempre al Centro del Paese (7,6). Seguono infatti il Nordest (5,5), il Nordovest (5,4), il Sud (5) e le Isole (4.4).

La caduta dall’alto è sempre la maggior causa di decesso, con il 25,5% delle morti, seguita dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (22,6%) e dal ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (15,3%). Vi sono poi le morti dovute al contatto con organi lavoratori in movimento (7,3%), cause elettriche dirette ed indirette (5,9%), l’investimento da mezzo semovente (3,6%) e il seppellimento o sprofondamento (2,9%). Infine l’1,5% sono i decessi dovuti a: esplosione; incendio; soffocamento o intossicazione da gas; annegamento.

L’agricoltura è il settore economico più a rischio, con il 37,5% dei casi di morti bianche di tutto il Paese, seguito dal settore delle costruzioni (22,1 per cento). L’8,1% degli eventi mortali, invece, è stato registrato nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni; e ben il 9,6% dei lavoratori ha perso la vita nel commercio e nelle attività artigianali; il 3,7% nei servizi così come nella produzione e distribuzione/manutenzione di energia elettrica, gas acqua e nelle industrie alimentari. Il 2,2% dei lavoratori ha perso la vita nella fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici, l'1,5% nelle industrie estrattive, nell’estrazione minerale, nello smaltimento rifiuti e nelle forze dell’ordine, militari, vigili del fuoco.

Gli stranieri deceduti sul lavoro sono il 12,7% del totale. Mentre le fasce d’età più coinvolte nel dramma sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (36 vittime), quella degli ultrasessantacinquenni (29) e quella tra i 55 e i 64 anni alla pari con i 35 - 44enni (24 morti).

C.C.

 


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