Circa 1335 segnalazioni di danni, 25 interventi prioritari, di cui 14 terminati, e un cantiere di restauro che partira' a Luglio
In una nota del Ministero dei Beni culturali, ad un mese dal terremoto del 20 maggio in Emilia-Romagna, sono stati pubblicati i primi dati di disamina relativi al danno subìto dai beni culturali, con, in aggiunta, una riflessione sulle iniziative adottate dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici per fare fronte all’emergenza.
Il bilancio dei danni è ancora parziale, dato che molti comuni, diocesi e privati non sono stati ancora in grado di inviare il quadro completo delle segnalazioni relative ai beni culturali di loro proprietà, ma è comunque drammatico e il punto di stabilizzazione sembra lontano dall’essere raggiunto.
Dalle quattro province di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, sono giunte 1335 segnalazioni di danni a beni mobili ed immobili tutelati ai sensi del codice dei Beni Culturali. Le segnalazioni, inerenti ai danni causati sia dal primo sia dal secondo sisma sullo stesso edificio, hanno riguardato 239 immobili di proprietà pubblica, 382 di appartenenza diocesana, 90 di proprietà privata e 25 archivi pubblici (comunali e statali) e i funzionari ministeriali hanno effettuato 332 sopralluoghi.
Diverse sono state le attività di specifica competenza della Direzione regionale e dando priorità a quelle situazioni che, se risolte, avrebbero salvato i beni da danni ulteriori nel caso di nuove scosse o facilitato il ritorno a casa delle persone sfollate. La tutela dei beni culturali, unica area di intervento pertinente alla Direzione regionale, si incrocia, inevitabilmente, con il contesto urbano, sociale e di vita delle comunità colpite.
Se è bene chiarire che non è compito della Direzione Regionale rilasciare i certificati di agibilità delle abitazioni civili, è altrettanto necessario evidenziare l’impegno tecnico ed economico da parte della stessa ad intervenire, utilizzando quando disponibile il Nucleo di coordinamento opere provvisionali dei Vigili del Fuoco, per la messa in sicurezza di molti beni culturali che rappresentano un pericolo per le abitazioni circostanti consentendo così ai legittimi proprietari di rientrare nelle proprie case.
Gli interventi ritenuti prioritari sono 25, di cui 14 terminati, fra questi ben venti riguardano chiese: dalla chiesa di Casumaro e della Natività Beata Vergine di Vigarano Mainarda nel ferrarese alla chiesa della Madonnina a Mirandola nella provincia di Modena e molte altre ancora.
L’azione di pronto intervento sul territorio ha riguardato non solo gli edifici ma anche il loro contenuto. Sono 415, tra dipinti, sculture, arredi liturgici, paramenti e crocifissi, i beni recuperarti dalle macerie e tra questi spiccano il Trittico di Bernardino Loschi “Madonna con bambino e i SS. Felice e Geminiano” della chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro, l’ “Assunta”, olio su tela del Guercino recuperato dalla chiesa del Rosario di Cento, i quattro grandi lampadari di Murano salvati dal Municipio di Sant’Agostino e poi tutti i dipinti del Museo Civico di Mirandola e tre statue di terracotta di Antonio Begarelli dalla chiesa di Bonporto.
Tutte queste opere hanno trovato ricovero temporaneo presso il Palazzo Ducale di Sassuolo dove è stato allestito un vero e proprio centro di raccolta dei beni da restaurare.
Entro il mese di luglio, quando i tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e per il Restauro del Ministero e i restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze prenderanno qui dimora per iniziare i lavori sulle opere recuperate e danneggiate dai crolli, il centro di raccolta diventerà quindi un vero e proprio “cantiere di restauro”.
C.C.