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Il Giappone è il paese più internettaro al mondo, la Russia la culla degli hacker

Il rapporto trimestrale sullo stato di Internet stilato dalla società specializzata Akamai ha ribadito alcune delle tendenze più importanti che caratterizzano la diffusione e le modalità di utilizzo della grande rete telematica su scala globale. E cioè che il Giappone è il Paese con il maggior numero di città (59 su 100) dotate di connessioni ultra veloci, che la Svezia è la nazione più virtuosa in fatto di connettività fra quelle europee e che l'Italia si piazza al sesto posto fra i "produttori" di attacchi informatici lanciati via Web.

Il consuntivo del primo trimestre 2010 cambia quindi di poco lo scenario attualmente conosciuto e non a caso le notizie più interessanti giungono a proposito delle reti mobili, le cui velocità massime di connessione sono state per la prima volta inserite nel rapporto. I dati oggetto di pubblicazione vengono estratti dagli oltre 70mila server del network di Akamai, che gestisce circa il 20% del traffico on line sul pianeta. Per dare un'idea della portata del volume di sessioni effettuate in soli 90 giorni basti sapere che sono stati oltre 487 milioni gli indirizzi IP unici attivi attraverso la rete della società in 233 Paesi.

Nella speciale classifica delle città più veloci al mondo, a guardare tutti dall'alto in basso c'è Masan, Corea del Sud, fino allo scorso dicembre posizionata al quarto posto alle spalle, nell'ordine, di Berkeley (California), Chapel Hill (North Carolina) e Stanford (ancora California). Le tre cittadine americane sono però sedi di importanti campus universitari e per questo motivo sono state escluse nell'ultimo rapporto. Il primato coreano è però reale perché la Corea del Sud vanta la più elevata media di velocità massima di connessione alla Rete: 33 Megabit per secondo, contro i 10,2 Mbps dell'Italia e i 16 Mbps degli Stati Uniti. Giappone, che annovera circa due terzi di sue città nella top 100 (gli Stati Uniti ne hanno solo 12), e Hong Kong completano la supremazia asiatica a livello mondiale mentre è Umea, in Svezia, l'area urbana europea con le migliori prestazioni (in classifica occupa però solo 18° posto). In termini di velocità medie dei servizi di accesso a Internet, ben inferiori alle punte massime di cui sopra, il rapporto ha rilevato che l'incremento nei dodici mesi è stato limitato e in alcuni casi praticamente nullo. Il Belpaese, in quest'ottica non brilla di certo e fa segnare un dato medio pari a 2,85 Mbps, un valore di poco superiore a quella che gli addetti ai lavori ritengono essere la soglia minima (due megabit per secondo) per poter parlare di banda larga.

Quanto alla penetrazione di Internet, questa continua progressivamente a crescere anche se in modo uniforme; la parte leone la fanno Stati Uniti e Cina, che ha registrato una crescita del 30% anno su anno del numero di indirizzi IP unici, ma oltre 180 Paesi registravano ancora meno di un milione di utenti (indirizzi Ip) unici connessi (alla rete di Akamai) nel primo trimestre del 2010.

In chiave mobile, invece, i valori medi delle velocità massime registrate sulle reti in tutto il mondo sono stati piuttosto alti, con 83 operatori su 109 che hanno superato la soglia dei due Mbps, 33 che hanno registrato valori superiori ai cinque Mbps e sei che hanno oltrepassato i 10 Mbps. In Italia, patria riconosciuta della telefonia mobile europea, persiste il divario di circa due Mbps tra il provider che offre la maggiore velocità media di connessione via rete cellulare (2,72 Mbps) e quello che offre la velocità minore (0,85 Mbps), con punte massime variabili a seconda dell'operatore dai 4,73 ai 9.66 Mbps. Ancora l'Italia figura fra gli Stati degni di menzione ma nella classifica degli attacchi informatici. Le minacce virali registrate da Akamai da gennaio a marzo sono arrivate da 198 Paesi, la Russia si conferma culla per eccellenza degli hacker per il terzo trimestre consecutivo (con il 12% del totale degli attacchi) davanti a Stati Uniti (10%), Cina (9,1%), Taiwan e Brasile. La sesta piazza è del Belpaese, da cui partono il 4,4% degli attacchi scagliati via Internet nel mondo. di Gianni Rusconi (su Il Sole 24 Ore)
articolo pubblicato il 29 luglio 2010


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