Un gruppo di scienziati della Altarock Energy di Seattle e della Davenport Newberry Holdings LLC ha annunciato un progetto di portata colossale: pompare 24 milioni di galloni d'acqua nella parete di un vulcano dormiente nell'Oregon; la speranza è che l'acqua ritornerà in superficie bollente, al punto da poter essere utilizzata per generare energia pulita ed economica, senza effetti collaterali dovuti all'esplosione né al magma che fuoriesce da i vulcani attivi.
È un esperimento ambizioso che farebbe tornare l'attenzione sulle risorse geotermiche, che sono state messe da parte per l'alto numero di problematiche tecniche da affrontare e per la paura di generare terremoti. In realtà gli uomini cercano di trasformare in energia il calore contenuto nella crosta terrestre da più di un secolo, ma la maggior parte dei fenomeni è stata già sfruttata; la nuova frontiera sono le rocce incandescenti che però non hanno fenditure o aperture.
Per stimolare questo calore gli ingegneri stanno mettendo a punto una nuova tecnologia chiamata Enhanced Geothermal System: consiste nell'impiantare pozzi nella profondità della roccia e usarli per pompare acqua all'interno, creando strette fratture, un processo noto come “hydroshearing”. Mentre viene pompata l'acqua fredda dai serbatoi, viene estratto il vapore dalla crosta.

I dubbi rispetto al processo dell'EGS non sono solo legati al rischio di terremoti (come è accaduto in Arkansas e Ohio) ma anche alla difficoltà di creare un serbatoio grande abbastanza per sostenere l'apertura di una centrale. Non a caso in attività vi sono solo un paio di piccole centrali in Francia e Germania (e una terza, poi chiuso, in Svizzera).
Perché allora si ritorna a parlare di vulcani? Perché AltaRock ha messo a punto un una nuova tecnologia per costruire serbatoi più grandi costruiti ecologicamente; e Newberry sostiene di poter applicare il sistema dell'EGS alla roccia vulcanica.
Una sfida che, a questo punto, ha attirato gli investimenti del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, che stanno investendo 21,5 milioni di dollari, e alcuni investitori privati tra i quali spicca il nome di Google (con 6,3 milioni). Per 21 giorni AltaRock pomperà 800 galloni d'acqua al minuto. Se il detto è corretto – “la goccia scava la roccia” – l'acqua fredda scaverà sempre più a fondo.
Se il vulcano dell'Oregon potrà o meno segnare una tappa significativa nello sviluppo delle fonti energetiche verdi, si vedrà; quel che è certo è che i timori sono molti: il governo monitorerà ogni azione, mentre è già attivo un tavolo che sta valutando tutte le possibili problematiche per evitare che l'azione della pompa venga interrotta. AltaRock ha assicurato il rischio quasi inesistente di terremoti, ma l'aver collocato il progetto in un'area totalmente distante dalle presenze umane è una garanzia per alcuni poco rassicurante.
V.R.