I pro e i contro dell'idea avanzata dall'Associazione degli ingegneri britannici
L'effetto serra è ancora oggi uno dei più grandi e irrisolvibili problemi del nostro pianeta.
Alla Columbia University però hanno sviluppato una possibile risoluzione: degli alberi artificiali, dei pannelli, in sostanza, di dimensioni variabili, da uno a dieci metri quadri, che contengono idrossido di sodio. Quando questa sostanza entra in contatto con l'anidride carbonica, scatta una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio. Un progetto che l'azienda Global Research Technologies di Tucson in Arizona ha fatto già diventare un prototipo.
Questa è soluzione che l'Associazione degli ingegneri britannici (che raccoglie 35mila professionisti) ha sostenuto sia la più plausibile. "I governi e le aziende - si legge infatti in una nota del gruppo - dovrebbero concentrare i finanziamenti su questa tecnologia, affinché si diffonda rapidamente e raggiunga una scala sufficientemente ampia da dare risultati concreti".
Ma è decisamente ancora troppo presto per cantar vittoria, perché i dubbi e i "contro" di questo progetto sono ancora troppi. Uno di questi alberi artificiali può infatti assorbire in un solo giorno tanto quanto un albero di castagno nel corso di un anno. Secondo uno studio dell'università del Colorado pubblicato su Environmental Science and Policy, solo per cancellare l'anidride carbonica emessa dalle auto americane (il 6 per cento di tutte le emissioni di CO2 negli Usa) bisognerebbe spendere 48 miliardi di dollari in foreste sintetiche. Senza parlare poi del costo stimato per produrre un singolo "albero" che pare si aggiri attorno ai 20.000 dollari. Ancora: l’implementazione completa di questa tecnologia porterebbe il prezzo del petrolio a 260 dollari al barile e questa tecnologia non farebbe nulla per gli altri importanti gas serra, CH4 e N2O. E non dimentichiamo di porci anche questa domanda: come andrebbero smaltiti poi questi "alberi artificiali" al termine del loro ciclo di vita?
Gli Ingegneri britannici però hanno preso in considerazione anche altre possibilità, altre due innovazioni: dei fotobioreattori ad alghe - ovvero dei container trasparenti con dentro alghe in grado di rimuovere con la fotosintesi l'anidride carbonica dall'atmosfera - e l'installazione di tetti riflettenti sugli edifici in modo da respingere la luce ed il calore del sole.
La geoingegneria però non rappresenta la soluzione al problema del surriscaldamento globale e lo hanno sottolineato gli stessi ingegneri inglesi, essa può aiutare, certo, ma non può essere l'unica soluzione.
Intanto...i curiosi o coloro che si sono innamorati dell'idea della foresta artificiale, possono assistere a una dimostrazione pratica del funzionamento di questi "alberi", organizzata da Klaus Lackner, il ricercatore della Columbia, che si svolgerà a Londra nel corso della "Air capture week", il prossimo 24 ottobre.
A.U.