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Il call center alternativo nella ex-fabbrica di senape

A Dijon lo studio Mvrdv trasforma in chiave low-cost un vecchio laboratorio in disuso in uno spazio di lavoro flessibile e innovativo

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Pubblicato sul Canale architettura il 16 luglio 2012

A Dijon, la città in Borgogna celebre per la produzione di senape, è stato realizzato un intelligente intervento di recupero su un vecchio laboratorio di mostarda abbandonato, trasformato in un call center che funzionerà da punto di raccolta di iniziative per la comunità e da incubatore di programmi sociali.

Autore del progetto il prestigioso studio olandese Mvrdv, che può sostenere di aver realizzato l'intervento coerentemente con un principio esemplare del costruire contemporaneo in Europa: la trasformazione che passa attraverso il riuso. Su una superficie di 6500mq sono state ricavate 600 postazioni-lavoro, con un costo complessivo decisamente contenuto per l'impatto dell'intervento: 4 milioni di euro.

Balza subito all'occhio la singolare scelta della facciata esterna, dettata da ragioni economiche. Non potendo infatti rifarla, gli architetti di Mvrdv hanno pensato di ricoprirla con pannelli graficamente pieni di quark codes, i “codici a barre” leggibili dagli smartphone che rimandano direttamente al sito internet dell'azienda, la TeleTech.

Per l'arredamento interno si è optato per una soluzione che privilegia la flessibilità e l'ariosità degli spazi, ispirandosi al modo in cui la generazione più giovane è abituata a lavorare oggi: seduta in un posto qualsiasi, in comodità, con un portatile sulle gambe magari. All'interno delle ampie sale industriali, sono state installate pedane di legno ad altezza graduale, con sedie e cuscini che permettono al lavoratore di collocarsi un po' dovunque, ugualmente “loggandosi” alla rete.

All'interno del call center è stato poi costruito un centro benessere/palestra, una galleria e un incubatore di progetti, accessibili al pubblico ma anche ai dipendenti del call center, che si configura pertanto come una struttura fortemente in contraddizione con gli spazi angusti, grigi e “fordisti” che siamo abituati a vedere, anche in Italia.

 

V.R.


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