Venerdì scorso il Consiglio dei ministri ha esaminato e approvato il decreto-legge in materia di semplificazione e sviluppo. Tra le misure in esso contenute, che hanno l’obiettivo di modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, grande spessore è dato all’agenda digitale.
Quest’ultima è stata finora uno dei punti deboli delle politiche di governo ma il decreto, definito “Semplifica Italia”, la rende obiettivo prioritario. Le misure del provvedimento intendono aumentare l’efficienza dell’azione amministrativa, potenziare gli strumenti informatici di negoziazione, alleggerire le procedure di contrattazione per il mercato elettronico della pubblica amministrazione ed incrementare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici.
L’agenda digitale consta di quattro punti fondamentali: il primo è rappresentato dalla costituzione di una cabina di regia per lo sviluppo della banda larga e ultra-larga. Ancora oggi, il 5,6% della popolazione, pari a 3,5 milioni di italiani, si trovano in condizione di “divario digitale” e più di 3.000 località soffrono un “deficit infrastrutturale” che rende più complessa la vita dei cittadini.
Il secondo punto riguarda l’apertura all’ingresso dell’open data, ossia la diffusione in rete dei dati in possesso delle amministrazioni, nell’ottica della totale trasparenza. Segue l’utilizzo del cloud computing, ovvero la dematerializzazione e condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni e, infine, il decreto prevede gli incentivi alle smart communities, gli spazi virtuali in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e, soprattutto, stimolare soluzioni condivise.
O.O.