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Plastica: il fungo amazzonico 'vorace' di poliuretano

La scoperta - quasi casuale - di un gruppo di studenti potrebbe fornire nuovi sviluppi sul degrado organico dei materiali plastici

ambiente - 06 febbraio 2012

Alla base di un'enorme quantità di prodotti d'uso comune (la sua schiuma è ampiamente usata per imbottiture o rivestimenti), il poliuretano è un materiale che può resistere al degrado ambientale per generazioni.

Una recente scoperta “casuale”, tuttavia, potrebbe risolvere il problema della sua bassissima sostenibilità ambientale. Un gruppo di studenti di Yale, facenti parte del Rainforest Expedition and Laboratory, insieme al Professore di biochimica molecolare Scott Strobel, si sono avventurati in Amazzonia, con l'obiettivo di “fare esperienza del processo scientifico in modo creativo”.

Nelle foreste dell'Ecuador gli studenti hanno raccolto molte piante; tra queste, una specie rilevava la presenza di un fungo dal comportamento molto particolare: un'insolita voracità per il poliuretano.

Sebbene batteri e microbi che “mangiano” materiali plastici siano già noti alla ricerca, è la prima volta che viene rilevata in un fungo - il Pestalotiopsis microspora – la capacità di sopravvivere basandosi su una dieta esclusiva di poliuretano e, in particolare, di poterlo fare in un ambiente anaerobico (in assenza d'ossigeno), uno stadio climatico molto simile a quello che si potrebbe trovare sul fondo di una discarica. L'enzima che permette a tale famiglia di funghi di rompere i legami forti della plastica è detto “serina idrolasi”.

Pubblicata sulla rivista Aem (Applied and environmental microbiology), la rivista apre orizzonti di ricerca e impiego importanti in un ambito ancora in fase sperimentale: il riciclo biologico dei materiali plastici. Per gli autori della ricerca la scoperta del fungo è una fonte promettente di biodiversità, che deve dare sviluppo al monitoraggio delle proprietà del metabolismo dei microbi utili per il biorisanamento.

V.R.

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