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Veicoli elettrici: il punto su normativa e progetti industriali

Le prospettive del settore analizzate dai diversi attori della filiera italiana durante il convegno organizzato da Anfia, Anie, Cei e Cei-Cives

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Pubblicato sul Canale Zoom il 06 dicembre 2011

A due anni dall’evento “Auto elettrica e infrastrutture: prospettive, sfide e opportunità”, Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), Confindustria Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche), Cei (Comitato elettrico italiano) e Cei-Cives (Commissione italiana veicoli elettrici stradali a batteria, ibridi e a celle a combustibile) hanno organizzato un nuovo incontro di approfondimento dedicato a “Veicoli elettrici: normativa e progetti industriali”.

L’evento ha fatto il punto sulle direttive europee di sviluppo della mobilità elettrica. Con la strategia Trasporti 2050 si delinea un’articolata roadmap per costruire un settore europeo dei trasporti competitivo con obiettivi ambiziosi proprio in tema di sostenibilità. Entro il 2050, il piano europeo prevede in primo luogo di ridurre del 60% le emissioni di CO2 derivanti dai combustibili fossili impiegati nei trasporti. Altra indicazione rivoluzionaria è data, sempre entro la metà del secolo, dalla circolazione nei centri urbani europei dei soli mezzi ecologici. Ciò implica un deciso ripensamento rispetto alle tradizionali modalità di spostamento.

Anche il progetto Green eMotion, promosso all’interno del 7° Programma Quadro europeo, si propone di individuare regole di riferimento condivise all’interno dell’Unione per la mobilità elettrica, coinvolgendo trasversalmente i diversi soggetti interessati alla sua implementazione: dalle amministrazioni locali alle università e agli istituti di ricerca, dalle realtà industriali alle utility.

Secondo la European Environment Agency (EEA), nel 2009 il settore dei trasporti è stato responsabile del 24% delle emissioni antropogeniche di gas serra nell’Unione europea. Di questa quota, il 73% origina dal trasporto su strada. Mentre nell’ultimo ventennio le emissioni derivanti dagli altri settori si sono ridotte, quelle legate alla mobilità (merci e passeggeri) sono invece significativamente aumentate (+27%). I consumi di carburanti da fonti fossili legati ai trasporti sono vicine nell’Ue a 300.000 Kilo Tep e, secondo i dati Eurostat, nel 2009 l’Italia è al 3° posto fra i Paesi membri, con una quota superiore al 12% sul totale europeo, dopo Germania e Francia.

Lo scenario futuro in cui si inseriscono questi dati è quello di una crescente domanda di mobilità, fatto che potrebbe quindi accentuare le criticità. In questo contesto, l’obiettivo di promuovere la diffusione di veicoli elettrici, quale modello di mobilità sostenibile più innovativo ed energeticamente efficiente, acquista un senso ancora maggiore.

Uno studio pubblicato nella primavera di quest’anno dalla Direzione Clima della Commissione europea ha misurato, secondo diversi scenari di penetrazione nel mercato, le conseguenze positive derivanti nei prossimi decenni dalla diffusione dei veicoli elettrici. In tutti gli scenari analizzati, i veicoli elettrici permetterebbero al 2030 una riduzione significativa delle emissioni di CO2 compresa almeno fra il 10 e il 20% rispetto all’attuale.

Allo stesso tempo l’incremento della domanda energetica. conseguente al crescente utilizzo di veicoli elettrici, sarebbe nei diversi scenari limitata e vicina, secondo il valore massimo, al 5%. Al contempo, si ridurrà progressivamente la dipendenza da importazioni di fonti energetiche fossili tradizionali. Altri benefici riguarderanno aspetti correlati come l’inquinamento acustico.

Il convegno si è poi focalizzato sul ruolo chiave della normativa, che assume ampia rilevanza in quanto non traccia soltanto il quadro regolatorio all’interno del quale operano gli attori della filiera, ma fornisce anche impulso allo stesso sviluppo del mercato, consentendo chiarezza su standard e processi. Importanti sono pertanto le implicazioni che ne derivano, per permettere un’effettiva implementazione di progetti industriali che consentano la concreta diffusione dei veicoli elettrici.

Dal punto di vista tecnologico, i rappresentanti di Anie hanno sottolineato che solo l’impiego di sistemi di trasporto “intelligenti”, che si caratterizzano per un utilizzo sempre più pervasivo di soluzioni tecnologiche innovative, può rendere la mobilità più “verde” e più efficiente. L’industria elettrotecnica ed elettronica può certamente rivestire un ruolo chiave nel definire nuovi modelli per l’efficienza energetica e per la mobilità sostenibile, promuovendo nuovi paradigmi di trasporto e offrendo soluzioni innovative.

Occhi puntati anche sull’adeguamento delle infrastrutture: l’implementazione dei veicoli elettrici va di pari passo con il rinnovamento della rete, con l’evoluzione delle smart grid. Secondo il punto di vista di Cei e Cei-Cives va d’altra parte considerato che lo sviluppo di una infrastruttura di ricarica privata e pubblica, basata su standard condivisi ed integrata nel moderno sistema di smart grid, implica contestualmente agli interventi tecnici anche azioni di regolamentazione edilizia che spingano verso l’installazione di punti di ricarica negli edifici, come pure la rimozione degli ostacoli normativi.

Per promuovere la mobilità elettrica presso i cittadini, infine, occorrono azioni di incoraggiamento e incentivazione che vengano percepite come concreti vantaggi, e i cui attori non possono che essere da una parte i governi, con interventi di sostegno economico, e dall’altra gli enti locali e soprattutto le amministrazioni comunali, con azioni di regolamentazione che privilegino in qualche misura il ricorso ai veicoli a zero emissioni.

Secondo Anfia, un’ampia diffusione dell’elettrico richiede il superamento di sfide ancora importanti, come un approccio sistemico per la produzione dell’energia elettrica, dando la preferenza alle fonti rinnovabili, lo sviluppo delle infrastrutture di distribuzione e, per le batterie, la riduzione dei costi e l’incremento delle capacità.

Tra le proposte per la promozione dei veicoli elettrici, Anfia ha aggiunto l’importanza di mantenere l’accisa allineata a quella dell’utenza domestica per almeno 10 anni, il tempo necessario per dare stabilità al mercato e incentivare il consumatore finale, nonché di contribuire a sviluppare il network di assistenza post vendita & aftermarket, con lo scopo di stimolare la formazione tecnica per un’adeguata e capillare assistenza del veicolo elettrico sul territorio, supportare finanziariamente l’acquisizione di strumentazione specifica da parte dei punti service e favorire il riutilizzo delle batterie a fine vita del veicolo elettrico anche incoraggiando lo sviluppo di modelli di business specifici.

O.O.


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